Tutto su Judd Apatow

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A quattordici anni, mentre i genitori si facevano la guerra e la madre stava per andarsene di casa, nella sua stanza in un condominio nei sobborghi di New York Judd Apatow compilava su un quaderno una lista di idee dal titolo Cose buffe sul divorzio.

Nei primi anni Ottanta non c’era niente che assomigliasse alla separazione consapevole di Gwynet Paltrow e Chris Martin. Gli adulti si odiavano, i figli cercavano di sopravvivere. Per Judd Apatow la sopravvivenza passò da subito attraverso la lente della comicità: «È una gran fortuna quando quello che usi come meccanismo di difesa è la stessa cosa con cui ti guadagnerai da vivere», ha detto molto tempo dopo. Oggi suo il nome nei titoli di testa vale milioni di dollari. Il suo ultimo lavoro da produttore esecutivo, dopo il successo di Girls della geniale Lena Dunham, è la serie tv in dieci puntate Love (Netflix), con protagonisti Gillian Jacobs, reincarnazione di Gena Rowlands da ragazza, e Paul Rudd, che ricorda il giovane Woody Allen e gli fa il verso quando afferma: «Ma non esco con persone che hanno un sedicesimo dei miei anni». Love mette in scena l’incontro tra due antieroi che, come è stato scritto da qualche parte, sono «troppo emotivamente instabili per avere una relazione e troppo disperati per restare soli». I personaggi di Apatow sono sempre fuori asse rispetto ai vincenti, ed è una lezione che lui deve aver imparato a proprie spese.

Nerd quando ancora non era di moda esserlo e scartato dalla squadra di football perché troppo esile, a quindici anni scrisse, per pura ossessione, una tesina di trenta pagine sui fratelli Marx. Poco dopo si fece assumere come lavapiatti in un locale di stand-up comedy di New York e prese a intervistare per la radio del liceo di Syosset tutti i comici che riusciva ad avvicinare. Evitò di dire loro che la radio del liceo aveva un raggio di trasmissione di circa cinquecento metri. Conservò i nastri che oggi, insieme con altre interviste messe insieme in trent’anni di carriera, sono diventati il bestseller Sick in the Head (Random House, 2015). Chi crede di non sapere di cosa stiamo parlando probabilmente ha visto o ascoltato una serie tv o un film prodotto, scritto o diretto da lui. A cominciare da The Ben Stiller Show (MTV 1989-’90 e Fox 1992-’93) e Freaks and Geeks (1999-2000), due programmi che, anche se cancellati dopo poche puntate (il Ben Stiller Show ha vinto un Emmy quando già non andava più in onda), hanno significato l’inizio della carriera di attori come Ben Stiller, James Franco, Seth Rogen e Jason Segel.

Come regista Apatow ha diretto 40 anni vergine, con Steve Carell e Catherine Keener (2005), e poi Molto incinta con Katherine Heigl e Seth Rogen (2007), Funny People con Adam Sandler e Seth Rogen (2009), Questi sono i 40 con Paul Rudd e Leslie Mann (2012) e Un disastro di ragazza (2015), scritto con Amy Schumer che ne è anche la protagonista. Sono film quasi sempre troppo lunghi (Apatow è universalmente preso in giro per la sua incapacità di tagliare), ma molto più raffinati di quanto non facciano presagire i titoli tradotti in italiano. Un tratto comune a tutti è forse una certa ruvidezza di superficie, un bombardamento di battute che poco dopo lascia il posto a qualcosa di molto più profondo e delicato. Se l’alter-ego narrativo di Woody Allen, che si era sposato per la prima volta a vent’anni perché «negli anni Cinquanta dopo essere andato con la tua ragazza al cinema, al ristorante e al bowling non ti restava altro da fare che sposarti» è costruito sulla fuga dalla prigione del matrimonio, il letto a due piazze della mente di Apatow è occupato dall’ideale dell’amore eterno. Il prototipo è sempre lo stesso: maschio sfigato, adolescente fuori tempo massimo circondato da amici, incontra donna bellissima, brillante e sessualmente consapevole che rappresenta la crescita, il miraggio di una vita vera. Bello, sì, ma anche un po’ triste, perché è in fondo come dirsi che il mondo non possiamo più permetterci di sognarlo, non è alla nostra portata, e allora ci basta una casa, un porto sicuro.

Nella vita Apatow è sposato da quasi vent’anni con Leslie Mann, che è anche la sua interprete preferita: «Non ho scelto io di fare l’attrice comica» ha detto lei, «ma quando mi presentavo ai provini per ruoli drammatici e iniziavo a parlare la gente rideva». La coppia ha due figlie adolescenti, Maude e Iris, che fin da piccole hanno lavorato come attrici nei film dei genitori (la tredicenne Iris Apatow è strepitosa nel ruolo della giovane star capricciosa in Love). È importante dire infine che Apatow è anche l’autore delle battute pronunciate da Barack Obama per deridere Donald Trump durante il suo discorso alla cena dei corrispondenti alla Casa Bianca del 2011. C’è il suo zampino anche nella partecipazione di Obama alla rubrica Mean Tweets («tweets cattivi») nel programma di Jimmy Kennel (Abc). Judd Apatow, il ragazzino dall’infanzia traumatica che oggi, come da tradizione, non si iscriverebbe a un club che lo accettasse tra i propri membri («Mia moglie non ha idea di cosa sia attraente e cosa no, dato che ha sposato me»), da consulente del Presidente deve avergli detto che l’autoironia è un’arma potente non solo contro i fantasmi del passato, ma anche contro il ghigno parruccato dei mostri di oggi.

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aprile 26, 2016. Uncategorized.

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