Mary Shelley e le sue lettere

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Si intitola I miei sogni mi appartengono la raccolta di lettere di Mary Shelley mai pubblicate in Italia in libreria per I pacchetti di Lorma editore (introduzione, traduzione e note biografiche a cura di Marco Federici Solari, pp. 60, 5 euro. Il libro, come gli altri della collana I pacchetti, si può affrancare e spedire per posta). Mary Shelley ha avuto una vita straordinaria. Prima dei ventanni, tra il 1816 e il 1818 (era nata nel 1798) ha scritto il romanzo Frankenstein, mito moderno ormai radicato nellimmaginario collettivo, considerato tra le altre cose come la prima opera di fantascienza della storia e da cui sono state tratte infinite riduzioni per il cinema e il teatro lultima nel 2011 per il National Theatre di Londra, diretta da Danny Boyle e interpretata da Benedict Cumberbatch e Jonny Lee Miller, che si alternavano sera dopo sera nei ruoli di Victor Frankenstein e della Creatura.

È leggendario anche il racconto della notte che portò alla nascita del libro. Ne scrisse Mary Shelley nellintroduzione alledizione definitiva di Frankenstein nel 1831: «Nellestate del 1816 visitammo la Svizzera e diventammo amici di Lord Byron» scrive. Mary e il poeta Percy Shelley, sposato, erano partiti da Londra per allontanarsi dai creditori e dallo scandalo della loro storia damore. Viaggiavano con il figlio William di pochi mesi e la sorella acquisita di Mary, Claire Clairmont (che a Londra era stata lamante di Byron e adesso era incinta di lui). «Ma quella si rivelò unestate umida e inclemente, e una pioggia che non finiva mai ci confinava spesso in casa per giorni», continua. Mary Shelley non può sapere che si trovano nel mezzo di quello che verrà ricordato come il terribile anno senza estate. La compagnia passava il tempo a leggere racconti gotici dellorrore: «Ognuno di noi scriverà una storia di fantasmi disse Lord Byron; e la sua proposta fu accolta da tutti». Ma se i poeti presenti nella stanza non ne trarranno nulla di compiuto, Mary Shelley e John William Polidori, giovane belloccio e ambizioso che seguiva Byron come medico personale, avranno lidea per due degli archetipi fondanti dellimmaginario horror contemporaneo: da una parte la creatura mostruosa di Frankenstein, dallaltra Il vampiro, scalcinato e ingenuo come può essere un libro scritto in tre giorni, ma che ha dentro il germe di quello che diventerà poi il Dracula di Bram Stoker (1897).

C’è da dire che Byron e i suoi amici erano, per lepoca, la cosa più vicina a delle celebrità come le conosciamo oggi. Byron era oggetto di culto e pettegolezzi nei salotti di tutta lEuropa, riceveva per posta dichiarazioni damore e proposte di matrimonio, e si portava dietro la fama gli aveva dato il commento di Lady Caroline Lamb, una delle sue amanti abbandonate: Mad, bad and dangerous to know (letteralmente, ma non rende: pazzo, cattivo e pericoloso da frequentare). Va ricordato anche solo per togliere la polvere dallidea che può dare il racconto di fatti avvenuti quasi duecento anni fa. Questi ragazzi, un pocome la Marie Antoinette di Sofia Coppola, vivevano a colori e sapevano di farlo. Le lettere di Mary Shelley sono loccasione per infilarsi nelle pieghe di una vicenda nota, e illuminarne dettagli non ancora conosciuti. Ecco cosa scrive Mary da Ginevra il 17 maggio, un mese prima della famosa notte di Villa Diodati: «Durante la canicola meridiana leggiamo libri in latino e in italiano, e al tramonto passeggiamo nel giardino dellalbergo, guardiamo i conigli, soccorriamo i maggiolini caduti in terra e contempliamo i movimenti di miriadi di lucertole che popolano il muro a sud del parco. Come sai, siamo appena scappati dal buio di Londra e dellinverno». In quel momento non sa che il buio e lorrore le stanno dando la caccia. Nel 1817 perderà Clara, la figlia di quasi un anno che muore durante un viaggio verso Venezia. Nel 1819 a Roma muore, dopo aver contratto la malaria, anche il primogenito William. Nonostante il dolore acutissimo, forse Mary è uno di quei casi rari in cui il proprio marito (con Percy si erano sposati a Londra alla fine del 1816) resta in cima ai pensieri damore anche dopo la nascita dei figli. Purtroppo anche il poeta muore. Nel 1822, durante una traversata in barca nel Golfo della Spezia con lamico Edward Williams: «Sono stata fortunata ad aver messo senza paura il mio destino nelle mani di un essere superiore, un luminoso spirito cosmico, custodito in un tempio terreno, che mi ha fatto toccare le vette della felicità», scrive Mary a unamica italiana nello stesso anno. «Sono stata così felice che non cambierei la mia condizione di vedova di Shelley con quella della donna più agiata del mondo, e sono certa che col tempo ritroverò la pace, e la mia mente e il mio cuore non saranno più preda di unangoscia senza nome». In una lettera successiva alla stessa amica fa un lungo resoconto dei giorni terribili in cui Shelley e Williams erano dispersi. Come scrive Marco Federici Solari: «Si tratta di un piccolo capolavoro narrativo, carico di sogni, presagi e suspense, in cui Mary conferma tutte le sue doti di grande scrittrice gotica e horror, riuscendo a trasformare in accorata e appassionante comunicazione agli altri i materiali incandescenti del suo dolore immenso». Mary non si sposerà più. Tornerà a vivere a Londra con il figlio Percy Florence (nato nel 1919), continuando a scrivere e a curare lopera del marito. Di lei ci resta, oltre a Frankenstein, lidea di un modo di vivere, nuovo per il suo tempo e valido ancora oggi. Come scrive il curatore nellintroduzione a I miei sogni mi appartengono: «La felicità come un dovere, lamicizia come una religione e lesistenza tutta come un esperimento di libertà, coraggio e responsabilità».

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aprile 26, 2016. Tag: , , , . Il venerdì, Uncategorized.

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