Annientamento. Intervista con Jeff VanderMeer.

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Quanto può valere un tweet di Stephen King?  Un sacco di soldi, e anche qualcosa di più: «Quando King ha scritto su Twitter che stava leggendo la Trilogia dell’Area X» racconta lo scrittore Jeff VanderMeer, «il mio editore americano aveva già cercato di attirare la sua attenzione. Ma lui si è accorto del libro quando gli è stato consigliato dal suo libraio indipendente di fiducia». E dato che in italiano non abbiamo le parole per definire bene concetti come mainstream, highbrow e lowbrow (che google traduttore ci restituisce, per dire, rispettivamente con corrente principale, intellettuale e volgare), tanto vale accontentarsi di questa piccola parabola sugli effetti felici dell’impollinazione culturale tra editori classici e scrittori sperimentali, o tra librai di quartiere, autori universalmente noti e lettori di Twitter.

È appena uscito anche qui il primo volume della trilogia di Jeff VanderMeer, Annientamento (Einaudi Supercoralli, traduzione di Cristiana Mennella), che, teorie a parte, si può descrivere forse come una Gita al faro in versione psichedelica, o come una puntata di Lost più rarefatta e terrificante. L’ Area X  è una zona sulla costa nel nord della Florida delimitata da un confine invisibile e invalicabile, in cui accadono cose misteriose. L’ecosistema è molto diverso dal resto della zona, e tutti i componenti delle spedizioni mandate a esplorarla per conto del governo o non sono mai tornati indietro o lo hanno fatto profondamente cambiati. Tutti, dopo poco tempo, sono morti. Ma cosa vi si nasconde davvero?

In Annientamento cercano di scoprirlo quattro scienziate, definite come la biologa (voce narrante), la psicologa, l’antropologa, e la topografa: «Ci sono diverse ragioni per cui le protagoniste non hanno un nome proprio», dice VanderMeer. «Una di queste è perché, senza nomi, sono più facilmente assediate dal paesaggio, schiacciate dallo strano mondo naturale che le circonda. Non ne do mai nemmeno una descrizione fisica, perché penso che le donne siano quasi sempre giudicate, che si tratti di libri, film o vita reale, per il loro aspetto fisico. In questo modo il lettore è costretto a farsi un’opinione basata solo su quello che dicono, fanno o raccontano».

La coscienza femminista di VanderMeer si deve forse alle sue prime letture, alla passione adolescenziale per i libri di Angela Carter: «È stata la prima scrittrice che mi ha fatto rendere conto delle potenzialità del linguaggio. Da ragazzino fantasticavo di scriverle una lettera per dirle quanto i suoi libri fossero importanti per me, e di ricevere una sua risposta». Un po’ di merito deve essere da attribuire anche alla moglie Ann VanderMeer, esperta di fantascienza e direttrice di una rivista di genere, che ha curato con lui, tra le altre cose, l’antologia The New Weird del 2007: «Non credo nelle categorie letterarie», racconta l’autore, «ma mi rendo conto che hanno una certa utilità quando si cerca di classificare opere o scrittori che non si sa bene dove mettere. Nel caso del New Weird si parla di una fusione tra l’horror carnale dei racconti brevi di Clive Barker con il rigore intellettuale di J.C. Ballard. O dell’alchimia impossibile che potrebbe nascere mescolando Borges con Barker. Ma è sempre una definizione fluida. L’unica cosa certa è che nei primi anni Duemila, in Gran Bretagna e negli Usa, ci sono state due dozzine di scrittori influenzati dalle stesse opere, e che cercavano, con il loro lavoro, di ottenere risultati simili».

Tra questi, VanderMeer è forse il primo ad aver fatto il salto da oggetto di culto di piccoli gruppi di accaniti lettori ad autore di best-seller tradotto in molti paesi del mondo. I tre volumi della sua opera sono stati pensati per uscire a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro (in Italia Autorità uscirà a giugno, Accettazione in autunno), mentre è già in pre-produzione una serie di film tratti dalla trilogia: «La Paramount e Scott Rudin hanno acquistato i diritti. Alex Garland (The Beach, 28 giorni dopo) sta scrivendo la sceneggiatura e sarà il regista della versione cinematografica di Annientamento». C’è il rischio che venga fuori un bel film, e anche importante. È di qualche giorno fa la notizia di come agli impiegati del Dipartimento di Protezione Ambientale della Florida fosse stato raccomandato dal Governatore repubblicano Rick Scott, nel 2011, di non usare mai i termini cambiamento climatico e riscaldamento globale nei documenti ufficiali.  Eppure sembra essere proprio la Florida, dove vivono i VanderMeer e dove sono ambientati i romanzi, la regione più a rischio di tutti gli Stati Uniti: «Bisogna cominciare a rendersi conto che tutto è collegato, e che più connessioni distruggiamo nell’ecosistema naturale più ci mettiamo in pericolo», dice lo scrittore. «È ovvio che bisogna cercare di vivere in pieno il momento presente, ma nello stesso tempo è fondamentale immaginare e creare un futuro possibile per  tutti. Ma la cosa principale è essere onesti riguardo ai rischi ambientali, invece di negarli e far finta di niente». L’unica cosa certa è che la natura, come ha scritto l’evoluzionista Richard Dawkins, non è «crudele, ma solo spietatamente indifferente». La biologa di Annientamento non la pensa in modo diverso: «La sabbia intorno a noi sembrò improvvisamente più porosa. Granchi e vermi continuavano a tracciare i loro tortuosi percorsi sulla sua superficie. Lì viveva una comunità intera, presa dalla sua attività, indifferente ai nostri discorsi». Perfino ai nostri tweet.

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marzo 20, 2015. Uncategorized.

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