Lui sa perché

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I ringraziamenti alla fine dei romanzi sono come attori che fanno l’inchino dal palco a una platea di sedie vuote, hanno un sapore di

auto-indulgenza e vanagloria.

Eppure sembra che nessuno, dagli scrittori affermati agli esordienti che si affidano a editori a pagamento, riesca a farne a meno.

La vanità, si sa, è roba di tutti, ma se c’è chi si limita a tre righe, altri riempiono pagine e pagine di dediche alla mamma, al maestro delle elementari, al cane, a Bono Vox e a quella persona che spezzandogli il cuore ha seminato l’idea per il nuovo grande romanzo italiano.

È a loro che devono aver pensato Carolina Cutolo e Sergio Garufi per mettere insieme Lui sa perché  (con prefazione di Stefano Bartezzaghi e un contributo di Umberto Eco, Isbn, pp. 204, euro 14,00), antologia ironica di ringraziamenti tratti dai libri usciti in Italia negli ultimi vent’anni e suddivisi per categorie.

Ci sono iTolemaici: «Lo scrittore tolemaico, centro immobile del proprio universo, usa l’espressione della riconoscenza quasi adombrando il ringraziato-satellite e anzi ponendo decisamente se stesso sotto i riflettori», i Mani Avanti: «Sentono il bisogno di dichiarare che i ringraziamenti sono uno strumento fasullo e narcisista salvo poi far seguire a questa premessa duemila battute di gratitudine», e poi, tra gli altri, i V per Vendetta, i Nostalgia Canaglia e i Come se fosse Antani (dall’indimenticabile Ugo Tognazzi di Amici Miei di Mario Monicelli). 

Insomma, se i modi di dire grazie sono molti, il risultato è quasi sempre lo stesso: «Una passerella, stretta, precaria e un po’ patetica», scrive Bartezzaghi nella prefazione, «fra chi parla nel libro e chi parlerà del libro, e fuori dal libro l’autore restituito al suo corpo, ai suoi abiti e alla sua pettinatura; la persona in carne e ossa che, pubblicato il libro, dovrà inseguire e conseguire la propria «visibilità».

Non è facile dire quando abbia iniziato a diffondersi il contagio di questa mitologia dell’autore letterario; quando, in certi ambienti, scrivere un romanzo sia diventato più prestigioso, più fico, che recitare in un film o incidere un disco. Forse è qualcosa che ha a che fare con i crediti, in felicità e amore, che ognuno di noi in qualche modo sente di avere con la vita.

Non a caso Garufi, nel suo saggio, afferma: «La letteratura è  essenzialmente uno spietato regolamento di conti».

La materia, insomma, è delicata.

Sembra che gli autori abbiano faticato a trovare un editore con il coraggio di pubblicare Lui sa perché, anche se il libro ha un apparato critico di tutto rispetto. Per non dire delle definizioni di Carolina Cutolo, che hanno la scintilla della comicità intelligente, quella in cui si ride del mondo mettendoci dentro prima di tutto se stessi.

Certo, a qualcuno trovarsi nel libro farà l’effetto della propria immagine riflessa in uno specchio a lente di ingrandimento, il piccolo trauma dello scoprire difetti che non sapevi di avere.

Basta non dimenticare che il pubblico, intanto, si sta divertendo moltissimo.

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settembre 25, 2014. Tag: , , , , , . Uncategorized.

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