Guido Davico Bonino: Incontri con uomini di qualità

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Nel 1961 l’unica cosa che Italo Calvino aveva bisogno di sapere su Guido Davico Bonino è se fosse davvero torinese, di nascita.

Davico Bonino non ha ancora compiuto ventitré anni, si è laureato e fa il supplente di italiano e latino nei licei. Calvino è capoufficio stampa, nei fatti direttore editoriale, dell’Einaudi, e gli sta offrendo di prendere il suo posto. Davico accetta, frastornato; Calvino lo fa piangere per un anno, un giorno gli fa riscrivere tredici volte la quarta di copertina di un romanzo, ma nello stesso tempo gli insegna un mestiere.

Quello che viene dopo Davico Bonino lo racconta in Incontri con uomini di qualità. Editori e scrittori di un’ epoca che non c’è più (Il Saggiatore). C’è il rapporto con l’editore Giulio Einaudi: “un signore dagli occhi azzurro gelidi e dalla voce nasale e stridula, che mette il freddo addosso solo a guardarlo”, e quello con il suo braccio destro Giulio Bollati, da subito “molto simpatico, affabile e pieno di ironia”. E poi ci sono gli incontri con gli scrittori, le scrittrici, i filosofi e gli intellettuali più importanti del Novecento: Pierpaolo Pasolini, Elsa Morante, Natalia Ginzburg Vladimir Nabokov, Michel Foucault, Samuel Beckett, Raymond Queneau, Henry Miller, Jaques Lacan, Ingmar Bergman, per dirne alcuni.

Non tutti sono all’altezza della propria fama, e nessun dettaglio sfugge alla memoria di Davico Bonino, che a un certo punto scrive: “Ciò che mi ha sempre offeso, e qualcuno dei profili inclusi in questo piccolo libro mi sembra lo testimoni, è l’intelligenza non disposta a concedersi”. Come Bergman, che a ogni domanda risponde solo con “può darsi” o “non è escluso che sia così”. O Lacan, raggelato durante una cena dal commento di una signora, tanto da restare tutta la sera in un silenzio interrotto solo da sospiri. Diversissimo invece l’incontro con Henry Miller, con cui l’autore passa un pomeriggio a giocare a ping pong e una serata a bere e a parlare fino a tardi di letteratura. O quello con Focault, nella sua casa a Sidi Bou Said in Tunisia. Il filosofo intrattiene Davico e Einaudi fino al tramonto a parlare del proprio lavoro, e intanto gli offre vino bianco tunisino.

Su cosa resta di quel mondo, che oggi sembra lontanissimo, Davico getta qui e là dei commenti, delle frasi appena accennate. Ma la risposta forse è già nel sottotitolo del libro: “Editori e scrittori di un’ epoca che non c’è più”.

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ottobre 28, 2013. Tag: , , . Uncategorized. Lascia un commento.