Come se niente fosse

 

 

Partiamo dal titolo, Come se niente fosse: «È una frase che compare nel libro perché rappresenta un modo in cui i protagonisti della storia reagiscono agli eventi, – spiega Letizia Muratori – ma non è tutto».
La scrittrice romana, al suo quinto romanzo, ha sempre scelto titoli che si prestano a una doppia interpretazione, come Il giorno dell’indipendenza (inteso come il tradizionale 4 luglio americano e l’uscita dalla dipendenza dalla droga), o Sole senza nessuno (dove sole può essere letto come pianeta, o come aggettivo): «In questo libro volevo rendere narrativo il racconto di come si scrive una storia, – continua Muratori – e il come se niente fosse, preso alla lettera, rappresenta l’atteggiamento in cui deve porsi uno scrittore quando si mette a creare qualcosa da materiali che sono solo nella sua testa, è un modo per raccontare qualcosa sulla scrittura».
La voce narrante del romanzo è una scrittrice e non ha nome. Sapremo solo del soprannome, Lula, che le aveva dato la sorella Federica quando era appena nata: «Qualsiasi nome provassi a scegliere per lei, perfino il mio, mi suonava fasullo – racconta – poi ho capito che questa anonimia rappresentava la confidenza che si può avere solo con sé stessi, l’assoluta intimità come qualcosa di estraneo». Viene da chiedersi se abbiamo a che fare con del materiale autobiografico:«No, io sono una scrittrice di fiction – afferma Muratori – ma è ovvio che certe cose si mescolano, e il materiale da cui si attinge per raccontare a volte viene, anche senza rendersene conto, dalle persone che abbiamo più vicine». La Lula del romanzo sta attraversando un periodo non facile. Il suo ultimo lavoro è stato accolto con poco entusiasmo dall’editore, lei conduce una vita isolata (anche a causa di un trauma che scopriremo solo alla fine) e lavora a tempo perso nella fondazione di Giacinta Gunther, una vecchia signora che in qualche modo è sempre stata la sua guida. Federica ha sposato Lorenzo, il fratello molto più giovane di Giacinta, e i rapporti tra lei e Lula sono tesi ma non esplodono mai:«Tra le due c’è un rapporto conflittuale – dice Muratori – volevo rappresentare le tensioni e i rancori impliciti che ci sono spesso nelle relazioni familiari». Ma non ci si deve aspettare un romanzo triste o pesante, perché la scrittura di Muratori si muove sempre in un registro controllato tra l’eleganza e l’umorismo: «È il mio modo di affrontare i temi,  mi serve la distanza e uno sguardo un po’ limpido, l’eccesso di emotività non mi piace, – dice – mi piace invece lasciare spazio al lettore per riempire i vuoti di una storia». Nel libro c’è anche qualcosa che corrisponde al suo modo di leggere: «Anche io, come Lula, ho iniziato la mia carriera di giovane lettrice partendo da libracci, come i romanzi rosa che si comprano in edicola – conclude –  ed è qualcosa di cui sono contenta, penso che un ragazzino debba potersi avvicinare alla lettura come vuole. Così poi la scoperta dei libri che sono altro è ancora più potente».

 

Questo articolo è uscito per Il messaggero mercoledì 20 giugno 2012

giugno 22, 2012. Uncategorized. Lascia un commento.