Il momento è delicato

 

Fabietto Ricotti, Topolone, Robbi Cafagna, Angela Milano, Simona Somaini, Dario Palatone in arte Frenk. Niccolò Ammaniti è il genio dei nomi. Basta sfogliare le pagine dei racconti di Il momento è delicato, in questi giorni in libreria per Einaudi Stile Libero, per rendersi conto che proprio i nomi dei personaggi meritano un discorso a parte. In qualche modo spiegano bene gran parte delle intenzioni dell’autore. Allo stesso tempo assurdi e credibili, mostrano una volontà di divertirsi, intrattenere, mettere i personaggi in situazioni sempre più imprevedibili e pericolose. Come accade in quei film americani degli anni Ottanta che qualcuno ha definito “trita-yuppie”, di cui forse il massimo esempio è Fuori Orario di Martin Scorsese: un ragazzo esce di casa, incontra una donna sconosciuta e da lì le cose prendono una piega incontrollabile. Ma se Griffin Dunne alla fine di Fuori Orario riesce a tornare a casa sano e salvo, i Fabio Ricotti e i Robbi Carfagna di Ammaniti non hanno mai la stessa fortuna. Anzi, quasi tutti si ritrovano parecchio malandati, o più spesso morti: fatti a pezzi, trafitti da pallottole, esplosi, maciullati. Niente paura, si tratta di scene grottesche, da fumetto splatter. Intrattenimento purissimo. E in Italia Ammaniti è forse unico nel suo genere: le trame sono inconfondibili. E anche se sembra aver imparato tanto da Stephen King e Joe R. Landsdale, declina il loro stile in modo tutto italiano. Usa infatti la geografia di Roma, la sua luce e le sue ossessioni, come la televisione, la cialtronaggine e la nostalgia che prende allo stomaco di fronte a certi tramonti sul Tevere. I racconti del libro sono stati scritti nell’arco di vent’anni, come spiega Ammaniti nella prefazione: «Una delle prime cose che ho imparato facendo il mestiere dello scrittore – dice – è che i racconti non vendono, anzi i racconti non fanno una lira». E riporta la frase con cui gli rispondevano gli editor quando proproneva di farli uscire: «Non possiamo pubblicarli, il momento è delicato». Gli chiedevano invece un altro romanzo. Non che facessero male: «Ecco, se dovessi fare un paragone azzardato – continua – il romanzo è una storia d’amore, il racconto è una passione di una notte». Giusto. Infatti, se alcuni romanzi di Ammaniti sono indimenticabili, i racconti di questa raccolta sono davvero come l’incontro di una notte. Hanno dentro come una voglia di stupire e di dare il massimo, la passione della novità, e a passarci una serata ci si può davvero divertire, ma al mattino puoi quasi salutarli e dimenticartene. Fino a che non ti rendi conto che sono gli esercizi di scrittura da cui sono nati il Graziano Biglia di Ti prendo e ti porto via e il piccolo Michele Amitrano di Io non ho paura, e ti ricordi che con loro hai vissuto una lunga storia d’amore.

 

Questo articolo è uscito per Il Messaggero venerdì 18 maggio 2012

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