Sola a presidiare la fortezza

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«Insomma, sono aperta alle critiche ma solo nell’ambito di quanto cerco di fare; e non c’è verso di convincermi a fare diversamente», scriveva Flannery O’Connor in una lettera del 1949 indirizzata a John Selby, uno dei suoi primi editor. A quel tempo aveva 24 anni, e doveva avere già le idee molto chiare su quale direzione prendere nel proprio lavoro, senza alcun timore di passare per presuntuosa. Questa «signorina» di Savannah, in Georgia, cattolica fervente in una terra di protestanti, forse sapeva di trovarsi davanti a un compito che pochi altri scrittori (e vengono in mente i due autori più importanti della generazione precedente, Francis Scott Fitzgerald e Ernest Hemingway) hanno saputo affrontare: l’idea di lastricare e illuminare una strada nel momento stesso in cui la si percorre.

Flannery O’ Connor, che morì a 39 anni nel 1964 per una malattia ereditaria, ha lasciato due romanzi, venticinque racconti meravigliosi, una raccolta di saggi. E centinaia di lettere: «stanca di parlare di gente che non esiste a gente che non esiste», come lei stessa aveva affermato, descrivendo quello che era uno dei pochissimi piaceri mondani che la malattia le concedeva.

Le lettere di O’Connor tornano in libreria in una nuova edizione (Sola a presidiare la fortezza, Minimum Fax, pp.268, 12 euro), curata da Ottavio Fatica e con la traduzione di Giovanna Granati, arricchita da pagine inedite: «Abbiamo scoperto alcuni frammenti interessanti e mai usciti prima in Italia – spiega Fatica – nella parte dedicata alle lettere delle Opere complete, uscite per la collana Writers of America nel 1988 con la supervisione di Sally Fitzgerald»

Sally Fitzgerald, amica di una vita di Flannery e erede del suo fondo, aveva già pubblicato molte delle lettere nel 1979, in un volume riconosciuto subito di tale valore da meritare un premio speciale del Book Critics Circle, forse l’unico nella storia mai riservato ad un epistolario. Non stupisce, perché sono scritte con la stessa dedizione e lo spirito che anima le invenzioni narrative della scrittrice. Un’ironia indomabile, il desiderio di arrivare al fondo delle cose con la consapevolezza che probabilmente non è mai possibile: «La mia cugina di 88 anni ha deciso che io e mia madre dobbiamo partecipare a un pellegrinaggio a Lourdes che partirà questa primavera dalla diocesi di Savannah», scrive O’Connor a Sally e Robert Fitzgerald nel 1957. E prosegue: «Non solo insiste, vuole pure pagarci il viaggio. Mia madre è favorevolissima. Io credo che riuscirò a reggerlo solo spegnendo i motori e mettendomi al traino della vecchia».

Questo articolo è uscito per Il Venerdì il 13 aprile 2012


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aprile 13, 2012. Uncategorized.

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